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Andare all’estero? Fa bene alla carriera

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La mia prima volta all’estero è stata ai tempi del liceo: viaggio studio di un mese in UK: 15 anni e tanta voglia di conoscere il mondo oltre che di imparare una lingua che ho sempre amato tantissimo: l’inglese.
Da quel momento i viaggi sono continuati. Ogni anno. Sempre in Gran Bretagna, fino ai tempi dell’Università.
Poi è stata la volta dell’Erasmus in Spagna.

Non si trattava più “solo” di apprendere una lingua ma anche di vivere per un lungo periodo da sola, lontana da casa, da tutto ciò che mi era familiare e nel frattempo frequentare lezioni e sostenere esami. Un’esperienza a tratti difficile ma senz’altro indimenticabile.

Viaggiare, conoscere nuovi luoghi e culture ti aiuta a capire tanto di te stesso, delle tue paure, delle tue fragilità ma anche dei tuoi punti di forza.

L’esperienza di vita all’estero è sempre un momento di crescita e di confronto: dice molto sulla propria capacità di adattarsi a culture diverse, di gestire imprevisti, prendere decisioni in modo autonomo, tollerare l’ansia o la frustrazione di fronte a tutto ciò che è nuovo.

Successivamente è stata la volta delle esperienze professionali prima in Europa (UK, Francia, Lituania, Serbia) poi oltreoceano (Usa, Giappone) selezionare, gestire e formare persone di culture diverse  mi ha arricchito professionalmente e umanamente oltre a regalarmi bellissime amicizie che ancora oggi coltivo.

Non c’è dubbio che vivere all’estero – anche se per brevi periodi–  e lavorare con colleghi stranieri rappresenta non solo una grande occasione di apprendimento ma anche un’opportunità per mettere il turbo alla propria carriera.

Le ragioni sono diverse.

Innanzitutto l’esperienza all’estero aiuta a migliorare decisamente la conoscenza delle lingue straniere che, ahimè, rappresenta ancora oggi uno dei punti deboli degli italiani in cerca di occupazione o il principale ostacolo nell’accesso a posizioni di lavoro di maggior prestigio.

Un altro aspetto è legato all’acquisizione di soft skills utili in ambito professionale. È ormai dimostrato che l’esperienza all’estero aiuta a sviluppare competenze quali: auto consapevolezza, empatia, flessibilità, apertura mentale, capacità di persuasione, problem solving, decision making: tutte skill sempre più richieste nel mondo del lavoro.

Infine c’è un’altra grande ragione.

Oggi sempre più aziende ricercano candidati con il global mindset: persone cioè in grado di sapersi relazionare efficacemente in contesti multiculturali.

Nell’era del villaggio globale sempre più imprese operano su scala internazionale pertanto, le occasioni di interazione con persone di culture diverse sono aumentate in maniera esponenziale: in molti casi anche senza spostarsi fisicamente dal proprio Paese.

Export manager, Buyer, Hr manager, key account, operation manager: sono tanti i ruoli internazionali su cui le aziende fanno affidamento per missioni più o meno lunghe all’estero.

In tutti questi casi la padronanza della lingua straniera è una a conditio sine qua non, una competenza essenziale per accorciare le distanze con il proprio interlocutore e iniziare a creare una proficua relazione professionale.

Pur tuttavia, parlare la stessa lingua non mette al riparo da inevitabili misunderstanding che si verificano quando si opera in contesti internazionali.

La ragione è dovuta al fatto che le differenze culturali influenzano i comportamenti determinando inevitabilmente anche un diverso modo di lavorare.

La mancanza di comprensione della cultura di un paese può impattare negativamente sul raggiungimento degli obiettivi prefissati, sullo sviluppo delle strategie aziendali all’estero, sulle relazioni con i clienti stranieri oppure sull’immagine aziendale (basti pensare all’ormai famoso caso Dolce & Gabbana).

Aver maturato un’esperienza di lavoro all’estero vuol dire essere stati esposti ad una nuova cultura e dunque aver sviluppato –o aver iniziato a sviluppare – quelle competenze interculturali tanto critiche per le organizzazioni moderne poiché indispensabili a relazionarsi, lavorare o fare business in contesti multiculturali.

Insomma, che si tratti di espatri, incarichi internazionali o global virtual team un’esperienza di lavoro all’estero può essere un’occasione per accedere a ruoli più stimolanti di quelle presenti in Italia, per aumentare la propria visibilità, per guadagnare di più (il pacchetto salariale  comprende benefit che arrivano fino  al 40-50% della retribuzione) e non ultimo per dare una svolta alla propria carriera.

Ready to go?


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Pina Sabatino

Con il mio lavoro aiuto persone e organizzazioni a raggiungere elevati livelli di performance per conseguire risultati eccellenti . Mi occupo di coaching (individuale e di gruppo ) , sviluppo manageriale e formazione interculturale in Italia e all’estero.


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